The sound of coffee

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We moved to London about a year ago and although time is just a convention, it seems right to write a milestone post. This city has never been a myth for me, as New York is, but it was easy to instantly love it. Maybe because I moved here with my lifelong partner, and this helps to see everything trough rose-tinted glasses. Or maybe because my first job was at the British Museum and, what is even better, in an exhibition dedicated to some of my favourite American artists. Or because we ended up living in East London,  a place where I feel at home, thanks to the mix of cultures and faces that reminds me of my childhood in Ethiopia…

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One year has gone and I still take the bus instead of the tube, I still smile for no apparent reason while walking down the street, the rain doesn’t bother me and actually it seems very rare to me, but as soon as the sun shows up I can’t help but going outside. One thing has changed, though, I get more coffee.

I know it’s a paradox, but in Naples I was totally into tea (thanks to Giuseppe & Antonella’s “Qualcosa di té” shop, just around the corner of my house. They were the ones that first helped us to know and appreciate tea, followed by another pair of wonderful people and friends of mine: Rossella & Riccardo); but in London it’s easier to come across coffee shops than tea rooms, and Ethiopia pops up again, ’cause Londoners seem to be very passionate about beans from that area.

On a day off from work I’ll have an americano at some lovely coffee shop and spend the rest of the day wandering and drawing. On a  working day , I make my coffee with Bialetti Moka Express stovetop espresso maker before heading out.

This morning, even if for a brief moment, the sound of the gurgling coffee took me to another place.

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Ci siamo trasferiti a Londra circa un anno fa, e sebbene il tempo sia una convenzione, mi sembra doveroso scrivere un post “pietra miliare”. Questa città non è mai stata un mito per me, come lo è New York, ma è stato facile amarla fin da subito. Sarà perchè sono venuta qui con il mio compagno, e questo aiuta a vedere tutto in una luce rosata; sarà perchè il mio primo lavoro è stato al British Museum e, per di più, in una mostra dedicata ad artisti statunitensi; sarà perchè abbiamo trovato casa a East London che, finora, mi pare il posto dove più mi sento a casa, per il mix di culture e di facce che mi riporta alla mente i miei anni da bambina in Ethiopia…

Fatto sta che, un anno dopo, prendo ancora il bus invece della tube, sorrido ancora apparentemente per niente mentre cammino per strada, la pioggia non mi scoccia e mi sembra molto rara, e appena il sole si affaccia non posso fare a meno di andare fuori, anche solo per 5 minuti.

Una cosa è cambiata, prendo più caffè. Lo so che è un paradosso, ma a Napoli ero fissata col té (complice la vicinanza del negozio “Qualcosa di té“, dove gli amici Giuseppe & Antonella ci hanno fatto conoscere sempre più approfonditamente la cultura di questa bevanda, coadiuvati, poi, da un’altra coppia di persone che sono onorata di poter definire tra i miei più grandi amici: Rossella & Riccardo), qui invece è più facile imbattersi in coffee shops che in tea rooms, e di nuovo l’Ethiopia si affaccia nella mia vita quotidiana, perchè c’è una grande passione per i chicchi che provengono da tale area.

Se sono off mi regalo un caffè americano fuori casa e disegno per strada, se è una giornata lavorativa, invece, mi faccio la mia macchinetta di caffè Bialetti prima di uscire.

Stamattina, per un attimo, il suono del caffè che saliva mi ha trasportato da un’altra parte.

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The portrait that Giuseppe “Qualcosa di Té” commissioned me. 
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