To be continued by the reader

As soon as we settled, Paco found, in a bookstore near home, the Stoke Newington Bookshop, a 2008 reprint of a book he’s been talking about for a long time: John Berger’s Ways of Seeing. Created by the author with Sven Blomberg, Chris Fox, Michael Dibb, and Richard Hollis, the book elaborates and broadens the ideas contained in the homonym television program aired on the BBC.

Having been published in the Penguin Modern Classic series, the book has exactly the same graphic design as the first edition, the character is in bold, and the images black-and-white, sometimes too small to be fully appreciated. Many things have not changed since 1972, releasing date of the work, Berger’s approach to the first oil paintings, compared to contemporary advertising messages will always be valid. I hope, however, that the role of the female in art and collective imagination that Art has nourished and that had been appropriated by the advertising, has changed and I could write in the “To be continued by the reader” section, pages left blank for this purpose, at the bottom of the volume. I wasn’t grow up like a woman, I never felt that my parents would treat me differently than others because of my gender, I think they are gender-blind and I’m extremely thankful for that. Being raised this way, made me feel extremely free. So free that with the first money earned from selling my paintings, I went to buy several pairs of heels. I was living by myself in Milan at that time, and those shoes are still with me, also because I bought so many after, that the first ones haven’t got the chance to wear out. And here’s how I ended up at Ikea, one Sunday morning, hunting for shoe cabinets. I didn’t check the opening hours, so I found myself there an hour ahead, but I was not the only one. A mass of people was standing, behind the closed doors, as if waiting for a Sunday rite. The restaurants, however, open half an hour before the store, so I had an Americano, sitting with my shoulders at the windowsill, enjoying the human show a little bit more. Does this lonely man with his laptop live near, coming here everyday to work on his next book or article? After all Ikea’s café is a café like any other coffee shop, perhaps even more quiet, bright and with impeccable design, I’ve never understood Augè non-places.

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Appena sistematici, Paco ha trovato, in una libreria vicino casa, la Stoke Newington Bookshop, una ristampa del 2008 di un libro cui mi parlava da tempo: Ways of Seeing di John Berger. Realizzato dall’autore con Sven Blomberg, Chris Fox, Michael Dibb e Richard Hollis, il libro elabora e amplia le idee contenute nel programma televisivo omonimo, in onda sulla BBC.

Essendo stato pubblicato nella collana Penguin Modern Classic, il libro ha esattamente la stessa grafica della prima edizione, e fa tenerezza vedere un testo completamente in grassetto e le immagini riprodotte in bianco e nero, in dimensioni a volte veramente troppo ridotte per poterle apprezzare pienamente. Molte cose non sono cambiate rispetto al 1972, data di uscita dell’opera, l’approccio di Berger ai primi dipinti ad olio, paragonati ai messaggi della pubblicità contemporanea sarà sempre valido. Spero sia mutato, invece, il ruolo della figura femminile nelle opere d’arte e l’immaginario visivo da esse nutrito e fatto proprio, poi, dalla pubblicità e ne potrei scrivere nella sezione “To be continued by the reader”, una serie di pagine lasciate vuote proprio per questo scopo, in fondo al volume. Non sono stata cresciuta come una donna, non ho mai percepito che i miei genitori mi facessero fare le cose diversamente dagli altri solo per via del mio genere, credo che loro siano gender-blind e non posso che essergli infinitamente grata per questo. Essere stata cresciuta così mi ha fatto sentire estremamente libera. Talmente libera che, con i primi soldi guadagnati dalla vendita dei miei quadri, mi sono andata a compare varie paia di scarpe col tacco. Abitavo a Milano da sola a quell’epoca e, quelle scarpe sono ancora con me, anche perchè ne ho comprate talmente tante, dopo, che le prime non hanno avuto modo di usurarsi. Ed ecco come sono finita da Ikea, una domenica mattina, a caccia dell’ennesima scarpiera. Non avevo controllato gli orari, così mi sono trovata lì un’ora prima dell’apertura, ma non ero la sola. Una massa di gente era in piedi, davanti alle porte ancora chiuse, come in attesa di consumare un rito domenicale. I ristoranti aprono mezz’ora prima del negozio, quindi mi sono bevuta un caffè americano, seduta con le spalle ai finestroni, in modo da godermi ancora un po’ lo spettacolo umano. Questo signore solo, col suo laptop, abiterà vicino e verrà a lavorare qui al suo prossimo libro o articolo? In fondo il cafè di Ikea è un cafè come gli altri, forse anche più tranquillo, luminosissimo e dal design impeccabile, mi sa che non ho mai capito bene la definizione di non-luoghi.

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